Velasquez

di Marco Giovannelli

"Fino a quando inventeremo un nido di rose ai piedi dell'arcobaleno..."
tra sogni, emozioni, progetti, racconti di viaggio e altro

11/09/08

Bike sharing: Varese batte Milano 32 a 0

Gimmebike20 Avevano risposto oltre 500 persone. E da lì venivano precise indicazioni per l'avvio del bike sharing anche a Varese. A giugno, in collaborazione con il comune di Varese e la Whirlpool, lanciammo un questionario sulle abitudini alla mobilità e su quali erano le opinioni rispetto a nuovi possibili servizi.
Due terzi di quanti avevano risposto alle domande ritenevano molto positivo introdurre il bike sharing e tre quarti volevano il potenziamento delle piste ciclabili.
Oggi, dopo il lancio di due mesi fa,  il servizio parte. Una risposta coraggiosa su cui la collaborazione tra pubblico e privato da delle risposte alle richieste dei cittadini. Da quando Elisabetta Cacioppo, per prima aveva chiesto di muoversi, come in altre città europee, di tempo ne è passato davvero poco.
E per una volta Varese batte Milano in modo secco. Proprio ieri il Tar ha bloccato l'appalto del servizioo nella città meneghina. Così dopo il ritardo per ragioni burocratiche ora arriva un altro stop che rischia di spostare ancora di mesi l'avvio del progetto.

01/07/08

Il miracolo che viene dalla campagna

Appena si abbandona la costa per l'entroterra il paesaggio cambia completamente. Bastano pochi minuti e il traffico resta solo un ricordo lasciando il posto alle dolci colline e ai noti vigneti che producono il tanto famoso Verdicchio. Nelle Marche vivono un milione e mezzo di abitanti. Due terzi di questi sulla costa. Da anni c'è piena occupazione, ma soprattutto esiste un capitalismo fatto di piccole  e medie imprese che sanno innovare e che producono una grande ricchezza sapendo competere benissimo sul mercato mondiale. Molte aziende hanno fatto del "pensare globale ed agire nel locale" uno dei punti fermi. Insieme con questo un sapiente mix di cultura popolare, innovazione e profonda attenzione alle risorse umane. È il caso del Gruppo Loccioni, ormai noto anche fuori dai propri confini.
Enrico iniziò come artigiano quaranta anni fa. Oggi coordina cinque aziende con trecento dipendenti che hanno un'età media di 33 anni, una scolarità alta e una condivisione di tutti i progetti che si respira nell'aria. Sulla sua esperienza sono stati scritti decine e decine di articoli e da poco anche la Franco Angeli ha pubblicato un libro su quel modello organizzativo. «È stato un miracolo, - racconta Domenico Loccioni, padre di Enrico, - perché fino alla fine degli anni Cinquanta qui c'era una grande povertà, era molto duro vivere. Però erano anche anni di grande speranza e noi dalle campagne abbiamo dato tanti lavoratori per far crescere l'Italia". Domenico ha 86 anni, insieme con sua moglie Delfina, racconta con orgoglio di suo figlio. Enrico è cresciuto in campagna e suo papà faceva il contadino. "Alla fine della terza media siamo andati a Jesi per scegliere una scuola professionale e così ha imparato a fare l'elettricista. Allora c'era tanto lavoro in quel campo". Nel 1968 il grande salto e l'avvio di quello che sarebbe poi diventato un vero gruppo industriale. "Enrico è sempre stato tranquillo, ha un grande coraggio e pensa sempre di andare avanti. È un uomo semplice, alla mano". Oggi anche per loro è un giorno di festa e non solo per le soddisfazioni che gli hanno dato i figli che con grande passione dirigono le aziende, ma perché in un'epoca costraddistinta dal grande balzo avanti tecnologico si riscopre l'importanza del rapporto con la terra e con la saggezza popolare. Mattei, Borghi e Merloni avevano capito bene quale sviluppo era possibile combinando questi fattori. Il primo portò il gas nelle case, il secondo (ben raccontato da Gianni Spartà nel suo libro Mister Ignis) diffuse i fornelli e il terzo con il suo "pipigas" inventò le bombole che contenevano l'importante combustibile. Due di questi erano marchigiani, l'altro varesino. Un rapporto tra le due terre che si rinsalda ancora oggi con questo nuovo progetto della Leaf house.
"Quando mio papà ha visto la casa, - racconta Enrico Loccioni, - si è sopreso di tanto nostro entusiasmo chiedendomi cosa ci fosse poi di così nuovo visto che lui aveva sempre vissuto attento al risparmio energetico".
La nuova proposta però va ben oltre un semplice progetto di casa. La Leaf community ha l'ambizione di essere una vera comunità ecocompatibile che dimostra nei fatti un nuovo modo di vivere l'ambiente. Il risparmio energetico si intreccia così a una diversa concezione dei consumi, della progettazione degli spazi, del rapporto con il territorio, con il lavoro, con la formazione. Diventa così un modello non da esportare, ma da studiare per realizzarne altri partendo dalla propria specifica realtà.
"Un progetto possibile, - spiega Loccioni, -  grazie alla forte condivisione e passione di tutti quelli che ne fanno parte"

28/06/08

Il futuro è aperto

"Abbiamo finito di vivere nell'era dell'energia a basso costo. E siamo solo all'inizio perché non è credibile che il petrolio costi meno della coca cola". Gianni Silvestrini, del Cnr e direttore scientifico del Kyoto club, ha perto così l'incontro che ha inaugurato il progetto Leaf della Loccioni.
"Stiamo consegnandio un mondo difficile ai nostri figli. Una situazione nuova per la velocità con cui avvengono i fatti. Non va vista però solo come una tragedia, ma anche come un'opportunità. Basta guardare ad altri paesi. In Germania le fonti rinnovabili hanno prodotto centuinaia di migliaia di posti di lavoro e negli Usa il 30% dell'energia è prodotta con l'eolico. Chi sta facendo investimenti in questa direzione e riguardo la riduzione dei consumi avrà grandi benefici. Basti pensare a quello che sostiene il governatore della California, Schwarzenegger che ha affermato che il suo stato dopo il settore aerospaziale, i prodotti della silicon valley ora saranno le fonti rinnovabili a far ricca la popolazione".  Un settore su cui si possono ottenere risultati enormi è l'edilizia e in Inghilterra entro il 2016 tutti gli edifici dovranno essere costruiti a zero emissioni di Co2.
Mario Tozzi, geologo e giornalista conduttore di Gaia su Rai 3, ha coordinato l'incontro. "Occorre recuperare l'antica sapienza popolare. Quel mondo era più povero ma meno disuguale".
Enrico Loccioni ha messo in evidenza lo stile, il clima del lavoro. "Grazie al progetto Leaf siamo cresciouti tutti. È un'esperienza bellissima non per il possibile business ma per la condivisione e il coinvolgimento di tutti quelli che ci hanno lavorato".
Federico Maria Butera, professore di Fisica al Politecnico di Milano, è stato il punto di riferimento scientifico del progetto della Leaf house. "Il mix su cui abbimao lavorato è stato mettere insieme la sapienza tradizionale, l'innovazione tradizionale e il livello di comfort ormai irrinunciabile".
Gennaro De Michele, direttore di Enel ricerca, ha spiegato le grandi innovazioni a cui sta lavorando la sua azienda. "Il tallone di Achille dell'energia rinnovabile è il rischio dell'intermittenza. Stiamo lavorando sull'accumulo e la Leaf hose ha una prima risposta grazie all'energia all'idrogeno"
Giuseppe Geneletti, responsabile delle relazioni esterne di Whirlpool, ha raccontato l'importante contributo che possono portare i produttori degli elettrodomestici. "Se li cambiassimo di colpo in tutte le abitazioni, avremmo una riduzione deiconsumi pari al 50%, ma non basta. Possiamo fare di più integrando gli elettrodomestici con la casa e l'ambiente. Quella che noi chiamiamo GreenKitchen ci potrebbe permettere una riduzione del 70%".
Finito il convegno tutti a vedere di persona la Leaf house. Una casa che non avrà bolletta energetica e che dispone di tutti i comfort.

30/05/08

Un festival per l'ambiente

Il Festival Internazionale dell’Ambiente è la prima iniziativa di Comune di Milano e Regione Lombardia sulla via dell’Expo 2015, dopo l’assegnazione del 31 marzo scorso.
Il miglioramento delle condizioni ambientali, infatti, è uno dei più importanti fra gli obiettivi duraturi di sviluppo e sostenibilità per il nostro Paese e per il mondo intero che l’Expo di Milano si è data e sui quali le istituzioni si sono impegnate fin dall’inizio del percorso di candidatura, coerentemente con le loro linee di governo. Volto a promuovere la riflessione scientifica e politica sulle sfide più urgenti in materia di ambiente e una più diffusa e consapevole sensibilità individuale e collettiva, il Festival Internazionale dell’Ambiente si propone di coinvolgere la società civile e l’intero Paese al fine di sollecitare soluzioni, risorse e capacità progettuale per un futuro più sicuro e vivibile. Per una settimana, perciò, a partire dalla Giornata mondiale dell’ambiente, Milano e il territorio regionale diventeranno un grande palcoscenico, sul quale andrà in scena un ricco cartellone di appuntamenti, nel quale si intrecceranno incontri di taglio scientifico, destinati a coinvolgere in un confronto tecnico, culturale e politico gli “addetti ai lavori” (ricercatori, politici e amministratori pubblici, imprese, associazionismo ambientalista, metropolitano, imprenditoriale, ecc.), ed eventi di taglio divulgativo ed edutainment, volti a favorire e diffondere una cultura dell’ambiente presso la popolazione locale, i volontari e gli appassionati che arriveranno da ogni parte del Paese. Per la prima edizione saranno quattro i temi che verranno messi a fuoco: cambiamenti climatici, energia e sostenibilità, politiche urbanistiche e architettura eco-sostenibile, mobilità e tutela dell’ambiente. Oltre al Convegno inaugurale di giovedì 5 giugno e a quello conclusivo di mercoledì 11, gli incontri di carattere scientifico-istituzionale sono concentrati nei Focus, conferenze a più voci su temi di particolare rilevanza in questo momento, e nelle Buone prassi, presentazioni di casi di eccellenza italiani e stranieri che possono suggerire soluzioni e modelli di intervento in situazioni analoghe. Per il grande pubblico sono in programma le Testimonianze, affidate ciascuna a un importante protagonista del dibattito scientifico e politico internazionale, alcune mostre ed eventi quali cicli cinematografici, presentazione di libri, performance teatrali, ecc. Intorno a questo palinsesto potranno aggiungersi altre iniziative promosse da terzi e approvate dal Comitato Festival Internazionale dell’Ambiente, espressioni delle istituzioni promotrici, sentito il parere del Comitato Scientifico. Analogamente, anche i costi saranno coperti in parte dalle istituzioni promotrici e in parte attraverso l’attività di fund raising. Il Festival Internazionale dell’Ambiente ha già ottenuto l’adesione di istituzioni della ricerca scientifica, di associazioni ambientaliste e imprenditoriali, di singole imprese.

27/05/08

"La sostenibilità non è una vacca da mungere"

"Innovazione e sostenibilità sono diventati di moda. Noi lavoriamo da anni su questi temi centrali del nostro agire non solo per motivi economici, ma anche etici".
L'intervento di Marc Bitzer, presidente di Whirlpool Europe è di quelli che contano, che restano. Meglio di tante lezioni perché racconta la storia di un'azienda che è leader mondiale del proprio settore. La racconta con la competenza, ma anche con chiarezza e in modo diretto. "Innovazione e sostenibilità spesso sono usati per ragioni di marketing. Whirlpool non vuole unirsi a questo modo di fare. Noi produciamo elettrodomestici. Viviamo in "un mare di bianco" e la differenza per noi è un elemento fondamentale per non essere risucchiati da questa forza di gravità e morire annegati. La nostra azienda ha quasi un secolo di vita e dobbiamo porci l'obiettivo di come lavorare per i prossimi cento anni. L'unico modo di combattere questa forza di gravità è innovare".
Per Bitzer ci sono diversi miti da sfatare. Il primo è quello che la sostenibilità e la qualità costino. "Sarà vero all'inizio, ma poi i risultati sono importanti perché generano ulteriori risorse".
La Whirlpool ha fatto dell'innovazione uno dei punti di forza e oggi coniuga questa anche con la sostenibilità.
L'innovazione umana è diventato un tema centrale dal 2000. "Siamo convinti che questa non si crea solo in laboratorio. Le idee nuove nascono osservando cosa avviene in una cucina ed è la diversità che fa una vera ricchezza. Noi proveniamo da nazioni diverse e abitudini diverse e questo stimola molto. Inoltre l'innovazione non è una questione di brevetti, è il capitale umano la vera ricchezza e tutti possono partecipare".
Quanto alla sostenibilità, con parole diverse la Whirlpool affronta questo tema da quarant'anni. "È nel nostro Dna e ci stiamo lavorando seriamente e attivamente. Siamo l'unica azienda che dopo il protocollo di Kyoto si è presa un impegno preciso. Vogliamo ridurre l'emissione di gas serra del 3%. Potrebbe sembrare poco detto così, ma l'impatto che questa riduzione significa è pari al bisogno di piantumazione di un'area grande come la provincia di Varese. Entro il 2013 arriveremo al 6,6%. Per un'azienda che produce 48 milioni di elettrodomestici non è poca cosa avviare un processo di questa natura".
Bitzer ritiene però che tutto questo non basti ancora. Le aziende hanno una grande responsabilità rispetto all'ambiente e quindi i propri leader devono coinvolgere tutti per un forte cambiamento. "Parlare di GreenKitchen è importante perché gli elettrodomestici per il loro funzionamento rappresentano il 50% del consumo energetico di una famiglia. Le ultime innovazioni permettono un risparmio del 16%. Poco rispetto a quanto si può fare. Basti pensare che una diversa attenzione all'ecosistema della cucina permetterebbe di avere un risparmio ulteriore del 24%. A queste si aggiungono una maggiore conoscenza e consapevolezza del  consumatore che farebbe un altro 10%. La vera svolta arriverà poi da un prodotto che permetta la cogenerazione energetica. Per ora abbiamo realizzato solo un prototipo, ma stiamo studiando attentamente questo progetto. Si tratta di un ciclo integrato di elettrodomestici che recuperino acqua, energia impiegata dai frigoriferi e che poi vengano reimpiegati nel ciclo di lavaggio della lavastoviglia. insomma innovazioni che consentirebbero una riduzione sulla bolletta che va dal 50 al 70%". Effetti importanti per i consumatori, ma ancor più per l'ambiente su cui Whirlpool sta investendo molto e continuerà a farlo sempre più.

07/05/08

Cinquemila Greenkitchen

Cucina Chi non si è mai avventurato in Internet alla ricerca di GreenKitchen forse non sa che il colosso motore di Google propone oggi 5.380 soluzioni. In cima ci sta proprio il nostro lavoro con i nostri blog. A seguire alcuni risultati curiosi. Al secondo posto troviamo un sito amatoriale trasformato poi in blog. Propone una serie di lavori di abbigliamento fatti in casa. Subito dopo c'è un lungo e articolato articolo che racconta l'esperienza di Whirlpool legata alla cucina ecologica. Poi una pagina con un decalogo di comportamenti "verdi".
Nella prima pagina di soluzioni si trova poi il primo spazio dedicato da Flickr al Greenkitchen. Foto però sempre della blogger che ha conquistato il secondo posto nella ricerca. Chiude questa prima rassegna di risultati un sito con una serie di proposte gastronomiche.

Si prosegue la navigazione e si trova poi Thats Green, un bel blog che finalmente si preoccupa di fornire alcune indicazioni che partono anche questa volta dal progetto della Whirlpool per proporre ai consumatori come risparmiare, ridurre e adattare l'uso degli elettrodomestici per un sistema sostenibile.
Molti poi i siti che poco hanno a che fare con i concetti di sostenibilità. Nella quinta pagina si trova poi un articolo di Varesenews con il "re delle cappe", Francesco Casoli.
Come spesso succede una ricerca rapida su Google non esaudisce a pieno l'esigenza di conoscenza. Il Greenkitchen è un bel logo e un progetto importante che sulla rete globale ha ancora bisogno di esser promosso.

03/04/08

Whirlpool cambia impianto e scommette sull'ambiente

Bitzer Darà calore ed energia a tutto il sito industriale di Cassinetta di Biandronno, dove lavorano oltre 2000 persone e vengono usati oltre 9 megawatt al giorno di energia elettrica (quanto serve al fabbisogno di 3.000 appartamenti). Il nuovo impianto di cogenerazione inaugurato oggi, 2 aprile 2008, nella sede produttiva della Whirlpool Europe, è una vera e propria centrale elettrica interna, che alimenterà in due diverse forme tutta la sede e anche di più. Ha una potenza totale infatti di 12,5 megawatt massimi, 10 dei quali prodotti con una turbina a gas naturale e 2,5 prodotti con una turbina a vapore, alimentata dai vapori "di scarto" che la centrale a gas genera: più che suficente per tutto il sedime. E le eccedenze, che possono essere fino a circa 3 megawatt in più del fabbisogno dello stabilimento, saranno poi rivendute alla rete nazionale.

L'impianto, costruito con la collaborazione di Fenice (società del Gruppo francese EDF che ha stabili legami con l'Italia), è costato 10 milioni di euro: i benefìci previsti sono da calcolare sia in termini di riduzioni complessive dei costi energetici,  che dei consumi d'acqua e di emissioni nocive all'ambiente.

«Questo impianto rappresenta uno degli esempi più avanzati di gestione energetica innovativa a livello nazionale, offrendo
una miglior copertura di black out e di garanzia di continuità di servizio ai Clienti – spiega Giuseppe Tiziani, direttore dello stabilimento - Il risultato raggiunto è frutto di oltre 15 mesi di attività di migliaia di ore di lavoro, di Km di cavi e di tubazioni stese sul sito, di impiego di mezzi speciali ma soprattutto di ingegneria impiantistica d’eccellenza, messa al servizio dell’ecosistema in cui viviamo, riducendo al minimo l‘impatto ambientale». Dei 15 mesi di attività, in verità, sono solo 7 quelli che sono serviti, a partire dall'autorizzazione, per costruire materialmente l'impianto: che può ritenersi a ragione uno dei primi “figli” della liberalizzazione dell'energia, dal lato della produzione.

Riflessi positivi per la vita e l'autonomia energetica dell'azienda, tant'è vero che: “da oggi ogni elettrodomestico che lascia Cassinetta costerà a Whirlpool mezzo Euro in meno per effetto del risparmio energetico indotto”, ha spiegato Tiziani rivolto in particolare al presidente di Whirlpool Europe Marc Bitzer, presente all'evento. Ma che allo stesso tempo contribuisce alla salvaguardia dell’ecosistema del territorio circostante: “Basti ricordare per esempio come l’utilizzo di questa tecnologia permetta di annullare quasi totalmente il prelievo da pozzi esterni di acque usate a scopo di raffreddamento, che è di 60.000 metri cubi all'anno – conclude Tiziani - E anche l’emissione in atmosfera, diretta ed indiretta, è ridotta con questo nuovo impianto in modo sensibile: 7.000 Tonnellate all'anno in meno di anidride carbonica, con una diminuzione delle emissioni dell'11 per cento, e 9 Tonnellate all'anno in meno di nitrati, corrispondenti al 13 per cento in meno di emissioni di questi gas”.

articolo di Stefania Radman

Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"

RubbiaPetrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per

la Fisica

: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal

2000 in

poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre

la IEA

prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '

90 in

poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?

"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".


Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?

"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".


Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?

"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".


In che cosa consiste?

"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".


Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?

"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".


Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito".

La Gran Bretagna

di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...

"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure

la CO

2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".


E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?

"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".


Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...

"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo

200 chilometri

per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".


Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.

"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".


Se è così semplice, perché allora non si fa?

"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".

di Giovanni Valentini da Repubblica

I "girasoli" di Brunello per un'energia pulita

Pannello_fotovoltaico Quattro tonnellate e mezzo di anidride carbonica in meno emessa nell’atmosfera. Un piccolo contributo per la riduzione delle emissioni inquinanti, un risparmio notevole dal punto di vista economico. Perché i pannelli fotovoltaici installati dalla Elmec, nota azienda informatica varesina, permetteranno di garantire il fabbisogno necessario alla illuminazione dell’intera unità produttiva di Brunello. Un impianto realizzato “in casa”, visto che la progettazione e l’installazione è stata curata da Elmec Solar, la divisione aziendale che si occupa di fotovoltaico e energie pulite.

Il nuovo impianto è costituito da tre “girasoli”, grandi pannelli solari che,  ruotando nell’arco della giornata, seguono la posizione del sole e garantiscono la migliore esposizione ai raggi solari. Come i girasoli, appunto. I pannelli sono collocati nell’area retrostante la sede di Brunello, precedentemente occupata da parcheggi. Un impianto d’avanguardia in Italia, considerato che nel nord esiste una sola unità simile (anche se di maggiori dimensioni) ad Anzano del Parco.

Con una potenza totale di 5,7 kW l’impianto fotovoltaico «garantirà tutto il fabbisogno energetico dell’unità produttiva di Brunello» spiega Gabriele Castiglioni di Elmec Solar, la società che lo ha realizzato. I pannelli saranno pienamente operativi a partire dal mese prossimo, una volta completato l’iter burocratico per l’allacciamento alla rete elettrica

Elmec Solar fornisce impianti “chiavi in mano” e lo scorso anno ha installato pannelli solari per una potenza complessiva di 50 kW. «Quest’anno ne abbiamo già installati altrettanti in tre mesi» continua Castiglioni. Tra i progetti più significativi – in attesa di completamento - quello del residence Montelago a Ternate: le cellule fotovoltaiche, installate sul tetto dell’albergo e sulla copertura del parcheggio attiguo, garantiranno 23 kW complessivi, vale a dire circa metà del fabbisogno energetico complessivo del residence. Oltre a numerosi impianti domestici, la Elmec ha realizzato anche diverse installazioni di pannelli fotovoltaici per utenze industriali. Come ad esempio alla Elettrabinago di Binago (CO): qui i 130 metri quadri di pannelli fissi, installati sul tetto dello stabilimento ed esposti a sud, hanno una potenza complessiva di 18kW.

Elmec Solar si occupa non solo della  progettazione, ma anche dell’intero iter burocratico, curando le pratiche con i comuni, con ENEL rete e con il Gestore Servizi Elettrici, che eroga i contributi governativi. I vantaggi economici vengono (da subito) dai risparmi sulla bolletta, mentre l’investimento per l’installazione può essere ripagato nel giro di pochi anni, grazie ai finanziamenti del GSE. Recuperati i costi d’installazione, rimangono i risparmi in bolletta. Che durano dai venticinque a i trent’anni.

articolo di Roberto Morandi

10/03/08

Per una casa biocompatibile

Casa Da Biumo Inferiore a via Gucciardini (nella foto ), l’architettura sostenibile sta entrando in punta di piedi,  lo sta facendo soprattutto nelle ristrutturazioni edilizie. A Varese infatti il mercato immobiliare non convenzionale, ossia quello delle abitazioni con il “bollino di ecocompatibilità” per il momento rappresenta una piccolissima fetta del business immobiliare, pochi punti percentuali, ma presto il  panorama potrebbe cambiare. E' in questo scenario che si inserisce il convegno dal titolo “architettura sostenibile: idea, progetto e materia” in programma alle Ville Ponti il 14 marzo prossimo, con inizio alle 9.

L’obiettivo è quello di portare sul territorio il dibattito su un approccio, quello della sostenibilità, che è oggi imprescindibile per l’edilizia e l’architettura: a farlo sono i promotori della conferenza, che stanno lavorando su alcuni progetti che mirano proprio a dimostrare come, al di là delle nuove edificazioni, sia possibile puntare sulla architettura sostenibile anche e soprattutto nelle ristrutturazioni, e che verranno presentati nel corso del convegno, riguardanti il recupero di abitazioni esistenti a Biumo Inferiore e in via Gucciardini. A differenza di quello che accade con le vecchie auto circolanti, non è infatti pensabile una rottamazione per gli immobili che non rispondono a moderni criteri di rispetto ambientale e risparmio energetico: per questo, secondo gli organizzatori, il futuro della bio edilizia a Varese passa proprio dalle ristrutturazioni.

I concetti teorici che stanno alla base di questo modello di progettazione saranno affrontati da due docenti universitari: il professor Gianni Scudo, docente del dipartimento BEST del Politecnico di Milano, che tratterà il tema dell’approccio bioclimatico alla progettazione. Mentre il dottor Daniel Pahud della Supsi (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) entrerà nel merito dell’utilizzo della geotermia a bassa temperatura in territorio elvetico.

Dalla teoria si passerà poi alla pratica, attraverso alcuni esempi di progetti in cantiere nel territorio varesino per arrivare infine alle considerazioni di tipo economico di cui si farà portavoce Gianni Riefolo, titolare dell’omonimo studio immobiliare, che ha accettato la sfida di questo modo nuovo o comunque non convenzionale di costruire.

Il pomeriggio sarà dedicato agli approfondimenti tecnici, quelli legati ai materiali del progetto sostenibile. E a parlarne saranno alcune delle aziende più conosciute in questo settore e che possono portare la loro esperienza e il loro know-how a vantaggio dei presenti: i sistemi di ombreggiatura (Griesser), la calce biologica (Biocalce), le case in legno prefabbricate (GriffnerHauss), gli isolanti naturali (Tecnosugheri) e il legno (Legnami Marchetti).

L’obiettivo della conferenza non è però solo quello di intavolare un confronto “tecnico” tra operatori: è invece quello di favorire maggiore consapevolezza nei cittadini e consumatori finali a proposito dei temi trattati. L’utilizzo di materiali bio compatibili o di tecnologie “pulite”, oltre che rendere le abitazioni più rispettose dell’ambiente con l’utilizzo ad esempio di energia alternativa (geotermico) o con dotazioni che migliorano l’isolamento ed evitano dispersioni termiche, rappresentano anche una nuova frontiera per il benessere dei luoghi in cui si vive a lavora. Dal punto di vista economico poi, la bio edilizia comporta investimenti del 10 – 20 per cento in più alti rispetto all’edilizia convenzionale: maggiori costi che vengono poi presto ammortizzati dai successivi risparmi sui costi energetici.

Il convegno è gratuito ma l'iscrizione, per probelmi di disponibilità di posti, è altamente consigliata: si può procedere sul sito www.studioecoarch.it

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